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Il movimento nazionale nella penisola italiana (1796-1848)

Basanisi, Carducci, Clementoni, Ciccarelli, Iommi, Pistolesi, Shoshaj, Tamburrini

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Timeline

1805

1796-99

1797

1820-21

1831

Italia sotto il controllo francese

Trattato di Campoformio

Napoleone istituisce il Regno d’Italia

Insurrezione nel Regno delle due Sicilie e nel Regno di Piemonte-Sardegna

1- Insurrezione nel Ducato di Modena e Reggio

2- Mazzini fonda la Giovine Italia

18/03/1848

Milano insorge contro l’Austria (le cinque giornate)

23/03/1848

Il Re di Sardegna dichiara guerra all’Austria

23/03/1849

Il Regno di Sardegna è sconfitto a Novara dall’Austria

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Il triennio francese

La rivoluzione francese ebbe un impatto europeo con conseguenze globali. La stagione delle riforme aveva mutato la politica, la cultura e lo stile di vita delle società italiane, ma allo stesso tempo aveva creato forti tensioni sociali, causando un peggioramento delle condizioni di vita che portò all’incremento del

brigantaggio e di episodi di protesta violenta, in particolare nelle campagne.

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Dal 1792 ci fu un irrigidimento degli Stati italiani che significò l’interruzione di ogni esperimento riformatore. Negli ambienti colti i principi dell’illuminismo lasciarono il posto a un pensiero di stampo liberal-costituzionale, aperto a una compagine politica più ampia. Dal 1796 l’Italia fu investita dalla guerra tra la Francia e la prima coalizione antifrancese a cui parteciparono il regno di Sardegna, il regno di Napoli, lo Stato Pontificio e il Ducato di Parma. L’occupazione di Belgio e Renania avviò una guerra di espansione, su cui il direttorio scommetteva per la

sua esistenza. La nuova offensiva doveva investire principalmente l’Europa centrale, mentre un fronte secondario in Italia avrebbe dovuto distogliere parte delle forze nemiche: un’armata meno numerosa fu affidata al comando di Napoleone Buonaparte.

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Dopo la firma dell’armistizio di Cherasco da parte del re di Sardegna Vittorio Amedeo III, l’armata italiana

cacciò gli austriaci da Milano, dove Napoleone entrò trionfalmente il 15 maggio. Il 18 aprile 1797 gli

austriaci accettarono di firmare una pace che riconosceva le conquiste dei francesi nell’Italia settentrionale.

I patrioti salutarono napoleone e i suoi soldati come ‘’liberatore’’ e il generale li incoraggiò a favorire la loro

azione politico-militare.

Dalla seconda metà del 1796 iniziarono quindi a fiorire esperienze nuove: nacquero

circoli e società, stampa di giornali, formazione di ‘’repubbliche’’ dove si invocava l’arrivo dei francesi,

elezioni di delegati e rappresentanti.

Nel settembre del 1796 l’autorità provvisoria lanciò un concorso sul

tema Quale dei governi liberi meglio convenga alla felicità dell’Italia. Stava emergendo dunque la

prospettiva di un’unificazione nazionale e la nascita di un vero e proprio progetto politico italiano.


La campagna d’Italia si concluse con la stipula del Trattato di Campoformio (ottobre 1797), l’Austria

otteneva il controllo di gran parte del Veneto e, in cambio, riconosceva l’organizzazione che i francesi

stavano dando alle loro conquiste nel Nord Italia.

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Quale dei governi liberi meglio convenga alla felicità d’Italia?

Fu un’iniziativa lanciata nel

settembre 1796 dalla ‘’Amministrazione Generale della Lombardia’’ (istituzione creata da Bonaparte,

antesignana della Repubblica Cisalpina) con l’intento di acquisire indicazioni ed elaborati, sotto forma di saggi, che consentissero di individuare un possibile futuro assetto istituzionale dell’Italia dopo che gran

parte del Nord era stato occupato dalle truppe francesi.

Le ultime lettere di Jacopo Ortis (1802)

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Le repubbliche sorelle

Meridione

Napoleone successivamente procedette a organizzare le conquiste, attraverso l’istituzione di una serie di

“repubbliche sorelle” di quella francese.

-La prima a costituirsi fu quella Cispadana che ebbe però vita breve: nel maggio del 1797 fu riaggregata

nella Repubblica Cisalpina, ingrandita con i territori lombardi e la Valtellina.

-Nel giugno del 1797 anche la repubblica aristocratica di Genova diveniva la Repubblica Ligure.

Nel novembre 1797 Napoleone lascio l’Italia ma l’esercito napoleonico proseguì la sua espansione a

cominciare dalla conquista di Roma e l’istituzione della Repubblica Romana. Nel mentre Napoli tentò di

invadere lo Stato Pontificio venendo di fatto respinto e contrattaccato dai francesi, che entrarono a Napoli

e istituirono la Repubblica partenopea. Nel 1799, a parte il Veneto, tutta la penisola era sotto il controllo

francese.

La riconquista del meridione fu guidata dal cardinale Fabrizio Ruffo che nel 1799 grazie all’armata sanfedista conquistò Calabria, Basilicata e Puglia. Alla testa del suo esercito, Ruffo partecipò alle operazioni della Seconda coalizione antifrancese per la conquista di Napoli, che si conclusero vittoriosamente il 15

giugno 1799.

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1800

Nel maggio del 1800 Napoleone ritentò l’assalto alla penisola italiana, stavolta guidò le operazioni da Primo console di una repubblica autoritaria. Fondamentale fu la vittoria contro gli austriaci nel giugno del 1800.

Le battaglie cruciali furono a Montebello e Marengo nel 1800, permettendo a Napoleone di riaffermare il controllo sulla penisola.

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L'Italia fu divisa in varie fasi, con Napoleone che istituì l'Impero nel 1804. Nel 1810, l'Italia fu divisa in territori controllati dai francesi e dai loro alleati. Le dinastie legittime mantennero solo la Sardegna e la Sicilia.

-Regno d’Italia

-Regno di Napoli

-Principato di Lucca e Piombino


Gli unici territori che rimasero occupate dalle dinastie legittime sotto la protezione britannica furono la

Sardegna e la Sicilia: i Savoia e i Borbone di Napoli.

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Lo stato più investito dalle riforme fu la Repubblica Cisalpina. Dopo un anno e mezzo di governo provvisorio essa fu ribattezzata “Italiana”


Nel marzo 1805 la Repubblica Italiana fu mutata in Regno d'Italia; Napoleone divenne re d’Italia e nominò viceré il figliastro. In questi anni l'opera di riforma per razionalizzare l'amministrazione e modernizzare la vita economica e sociale procedette spedita: si istituirono nuove circoscrizioni territoriali, affidate ai prefetti; fu introdotta la coscrizione obbligatoria. Al contrario degli antichi stati , ora la classe dirigente si interessa a sostenere il nuovo regime.

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Conquistato nel 1806, il Regno di Napoli conobbe analoghe riforme. Oltre alla nazionalizzazione dei beni ecclesiastici, fu stabilita anche la redistribuzione dei demani feudali e comunali con l'obiettivo di ampliare la piccola proprietà contadina. Parallelamente a quanto stava avvenendo in Spagna, su impulso delle autorità inglesi nel 1812 fu varata una Costituzione che prevedeva un parlamento modellato su quello britannico, l'abolizione del sistema feudale e sanciva la completa autonomia dell'isola siciliana .



Documento: La Costituzione del 1812, un tentativo di traghettare la Sicilia verso la modernità

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Napoleone sfruttò l'Italia per scopi fiscali e economici, piegandola alle esigenze francesi. Dopo il blocco continentale, l'Italia perse i mercati inglesi e divenne solo un fornitore di materie prime per la Francia. Nel 1810-1811 ci furono sommosse popolari e crescente opposizione politica. Il crollo dei regimi napoleonici in Italia coincise con il declino dell'Impero francese. Dopo la disfatta di Russia e la sconfitta di Lipsia, l'esercito austriaco attaccò il Regno d'Italia nel 1813. Murat cercò un accordo con l'Austria, ma fallì. Dopo la fuga di Napoleone dall'Elba, la Lombardia passò all'Austria. Murat tentò di combattere, ma fu sconfitto e giustiziato.


Documento: il linciaggio di Giuseppe Prina, in una lettera di Silvio Pellico

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La Restaurazione in Italia

Il Congresso di Vienna del 1815, guidato da Metternich per l'Impero austriaco e coinvolgendo Francia, Austria, Inghilterra, Prussia e Russia, mirava a ripristinare l'Europa pre-napoleonica e pre-rivoluzionaria. In Italia, ci fu una frammentazione: Genova fu unita al Regno di Sardegna per creare un cuscinetto tra Francia e Austria; Venezia e il Veneto passarono all'Austria formando il Regno Lombardo-Veneto. Il Regno di Napoli e Sicilia divennero il Regno delle Due Sicilie sotto i Borbone. Lo Stato Pontificio ritornò al papa, mentre la Toscana fu controllata dagli Asburgo-Lorena. Nuovi stati furono creati, tra cui il Ducato di Modena e Reggio, il Ducato di Massa e Carrara, il Ducato di Parma, Piacenza e Guastalla, e il Ducato di Lucca.

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L'Austria, con i suoi possedimenti italiani e le dinastie connesse agli Asburgo che governavano i Ducati, ottenne un ruolo dominante. Metternich considerava l'Italia solo una "espressione geografica", da mantenere sotto l'egemonia austriaca, non un attore geopolitico. Nonostante gli Stati italiani fossero di dimensioni ridotte, Metternich li vedeva come una realtà unitaria, offrendo un potenziale profilo politico all'Italia. Questo progetto egemonico austriaco, paradossalmente, contribuì all'unificazione, poiché l'Austria rappresentava il nemico comune per coloro che desideravano maggiore indipendenza o liberalizzazione politica negli Stati italiani.

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RESTAURAZIONE

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Dopo la Restaurazione, l'ordine in Italia si basava su equilibri di potere, interessi dinastici e avversione al liberalismo. Sebbene fosse stata reintrodotta la frammentazione politica-territoriale, l'influenza napoleonica aveva innescato un desiderio di applicare i sistemi della monarchia amministrativa, mantenendo alcune acquisizioni del periodo napoleonico. Di conseguenza, i governi utilizzavano gli strumenti giuridico-istituzionali dello Stato napoleonico, ma con una varietà di approcci. Tutti gli stati italiani ristabilirono l'assolutismo prerivoluzionario, ma dopo l'Illuminismo e la Rivoluzione Francese, ampi settori dell'aristocrazia e della borghesia sostenevano forme di governo rappresentativo e le libertà fondamentali. Le idee liberali si diffondevano attraverso varie società segrete, tra cui la Carboneria, che reclutava una vasta gamma di persone e promuoveva la costituzione di un parlamento.

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La Carboneria

Società segreta della prima metà del 19° secolo. ​Sorse in Italia

meridionale durante il regno di Gioacchino Murat ​(tra il 1807 e il 1812), probabilmente

come scisma interno alla massoneria, divenuta ​ormai di stretta osservanza

napoleonica. Dopo il 1815 si diffuse anche in ​Sicilia e nello Stato Pontificio e,

attraverso la Romagna, venne a contatto con le ​sette democratiche dell’Italia

settentrionale facenti capo a F. Buonarroti. ​Dall’Italia poi si diffuse in Francia (1821) e

in Spagna. L’apice dell’attività della C. fu il moto ​napoletano del 1820; entrata in crisi

dopo una serie di fallimenti, fu riorganizzata da ​Buonarroti ( C. riformata, C.

democratica universale) e rimase potente ​organizzazione clandestina a largo raggio

europeo fino al 1835

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All’azione delle sette vanno ricondotti i moti che scoppiarono nel 1820-1821 in Piemonte e in Sicilia.


I moti del 1820-1821 in Piemonte e in Sicilia furono causati dall'azione delle società segrete. Nel sud, gli insorti chiesero una costituzione simile a quella di Cadice del 1812. La situazione fu aggravata dall’insurrezione di Palermo. La Sicilia voleva separarsi dal controllo napoletano e chiese un proprio regno borbonico, una costituzione e un parlamento. Napoli respinse l'autonomia siciliana e inviò truppe per sopprimere la rivolta, imponendo un regime severo sull'isola. Nel 1820, le potenze della Quadruplice Alleanza si incontrarono a Troppau, decidendo di intervenire militarmente contro le rivoluzioni. Nel 1821, Ferdinando I chiese un intervento austriaco per reprimere le rivolte. Gli austriaci sconfissero le truppe insorte, guidate da Guglielmo Pepe, ponendo fine all'esperienza costituzionale nel Regno di Sicilia.

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Nel frattempo, un altro tentativo insurrezionale partì dall'esercito piemontese, con l'auspicio dell'appoggio di Carlo Alberto, principe di Carignano. Di fronte alla rivolta, re Vittorio Emanuele abdicò e Carlo Alberto assunse la leadership e immediatamente concesse una costituzione. Tuttavia, al suo ritorno a Torino, il nuovo sovrano Carlo Felice revocò la costituzione e costrinse Carlo Alberto a sottomettersi nuovamente al suo volere. Carlo Alberto rinunciò alla sua posizione e si ritirò a Novara, mentre le truppe fedeli al re, supportate da un corpo di spedizione austriaco, dispersero i ribelli. Carlo Alberto si distinse nell'azione repressiva per riconquistare la fiducia di Carlo Felice. Nel frattempo, la polizia austriaca esercitava una stretta vigilanza nei territori italiani che controllava, reprimendo i carbonari e i sostenitori del conciliatore a Milano, tra cui Silvio Pellico. Dopo un decennio di repressione, nel 1831 scoppiarono sollevazioni a Modena e Parma, ma l'intervento delle truppe austriache rese rapidamente inefficaci i moti.

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Dunque i tentativi rivoluzionari in Italia si conclusero con un fallimento, le sollevazioni erano rimaste elitarie

e senza un’ampia partecipazione popolare. Il principale ostacolo della realizzazione dei progetti politici

costituzionali era la tutela esercitata dall’Austria su tutta la penisola.

Per liberalizzare gli Stati italiani

occorreva formare un contrappeso allo strapotere austriaco; a tal fine era necessario ricorrere al sostegno

di una potenza europea.

La prospettiva regionale risultava dunque inadeguata e occorreva cogliere l’importanza della dimensione

internazionale ed elaborare nuove visioni geopolitiche.


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Il discorso nazionale negli anni Trenta e Quaranta

Giuseppe Mazzini, nato nel 1805 a Genova, si distinse come fervente patriota e attivista politico. Dopo essersi unito alla Carboneria, fu imprigionato nel 1830 e successivamente costretto all'esilio nel 1831. Fondò la Giovine Italia a Marsiglia con l'obiettivo di promuovere l'unità nazionale italiana attraverso una rivoluzione. Il movimento aveva un chiaro programma politico, incentrato sull'indipendenza, la libertà e la repubblica. Mazzini unì ideali politici e religiosi, incarnando un nazionalismo che assunse tratti di una "religione civile". Successivamente, fondò la Giovine Europa per promuovere l'emancipazione di altre nazioni. Il suo lavoro letterario e il sostegno a congressi scientifici italiani contribuirono alla formazione di un discorso nazionale patriottico in Italia.

MARZO 1821

POESIA DI GIOVANNI BERCHET


Su, figli d'Italia!


Su, figli d'Italia! su, in armi! coraggio!

Il suolo qui è nostro: del nostro retaggio

il turpe mercato finisce pei re.

Un popol diviso per sette destini,

in sette spezzato da sette confini,

si fonde in un solo, pia servo non è.

Su, Italia, su, in armi! venuto è il tuo' di!

Dei re congiurati la tresca fini!

Dall'Alpi allo Stretto fratelli siam tutti!

Su i limiti schiusi, sui troni distrutti

piantiamo i comuni tre nostricolor!

Il verde, la speme tant'anni pasciuta;

il rosso, la gioia d'averla compiuta;

il bianco, la fede fraterna d'amar.

Voi chiusi ne' borghi, voi sparsi alla villa,

udite le trombe, sentite la squilla

che all'armi vi chiama dal vostro Comun!

Fratelli, a' fratelli correte in aiuto!

Gridate al tedesco che guarda sparuto:

L'Italia è concorde: non serve a nessun!


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Il discorso nazionale negli anni Trenta e Quaranta

L'amore ch'io porto all'Italia e il vivo desiderio che tengo d'ogni suo bene, mi obbligano ad aggiungere che nulla più osta, secondo il parere mio, al risorgimento della comune patria, che le dottrine intemperate, e l'opera di quelli che le spargono e promulgano dentro e fuori della Penisola. (p. 3)


Il neoguelfismo, sviluppato dagli anni '40, propose un programma politico moderato e monarchico-costituzionale. Il manifesto di questo movimento fu il volume "Del Primato Morale e Civile degli Italiani" di Vincenzo Gioberti, un prete piemontese. Nel libro, Gioberti sosteneva che il primato degli italiani derivasse dal papato e dal cattolicesimo, proponendo la rinascita nazionale attraverso una federazione degli stati italiani presieduta dal papa, con un ruolo liberale e nazionale. Le tesi di Gioberti cercavano di collegare il discorso nazionale italiano al cattolicesimo.

Questa visione fu criticata dai moderati piemontesi Massimo d’Azeglio e Cesare Balbo. A loro parere

gioberti infatti non teneva conto delle posizioni reazionarie di papa gregorio 16 ne del ruolo giocato

dall’austria. Per entrambi occorreva riporre le speranze piuttosto sul reggno di sardegna. Inoltre balbo nel

1844 pubblicò il volume “delle speranze sull’italia” in cui coglieva la necessità di connettere la questione

italiana alle dinamiche delle relazioni internazionali.

Federalismo democratico: la formazione del federalismo repubblicano avvenne all’interno della cerchia

milanese degli allievi di Gian Domenico Romagnosi dove i principali esponenti erano Carlo Cattaneo e

Giuseppe Ferrari (in foto). L’obbiettivo era quello di portare la Lombardia al livello dell’Europa più avanzata. Anche

Giuseppe Ferrari collaborò con Cattaneo e condusse un’aspra polemica contro Gioberti e Mazzini. Ferrari infatti anteponeva la lotta per la repubblica e la democrazia a quella per l’indipendenza.

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Christopher Duggan, La forza del destino

secondo questo autore la storia italiana di questi secoli può essere letta come ​un susseguirsi di “iniziative prese da politici, intellettuali e altri soggetti nel ​tentativo di colmare la distanza tra la comunità immaginata e la realtà”. Il ​primo di questi tentativi è il risorgimento.

sotto l’urto dell’invasione napoleonica e della miscela di ottimismo e rancore ​da questa generata, un gruppo (dapprincipio ristretto) di uomini e donne ​appartenente al ceto colto cominciò a promuovere l’idea di una nazione ​italiana” (p.IX)

“Il compito di quello che divenne noto come Risorgimento non era soltanto di ​conquistare l’indipendenza dell’Italia dalla dominazione straniera ma, a un ​livello più basilare di estirpare i vizi che secoli di dispotismo e di potere ​clericale avevano generato”


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Il 1848 in Italia

Nel 1848, l'onda rivoluzionaria colpì la Penisola Italiana. Sebbene le prime azioni mazziniane non ebbero grande successo, il pontefice Pio IX ottenne un consenso moderato per le riforme liberali nello Stato pontificio. A Palermo, una rivolta chiese una Costituzione e l'indipendenza della Sicilia dal Regno di Napoli. Anche se repressa rapidamente, questa insurrezione diede il via a movimenti costituzionali in altri Stati italiani, con Leopoldo II, Carlo Alberto e il papa che concessero uno statuto. Le rivolte principali scoppiarono a Milano e Venezia, entrambe sotto il dominio austriaco.

Le Cinque Giornate di Milano del marzo 1848 furono un momento epico nella lotta per l'indipendenza italiana. Tutto ebbe inizio con lo sciopero del fumo il 1° gennaio, seguito dalle Cinque Giornate dal 18 al 22 marzo, quando Milano si ribellò all'egemonia austriaca. La rivolta, guidata da Carlo Cattaneo, coinvolse borghesi, artigiani, operai, donne e sacerdoti. Dopo duri combattimenti, gli austriaci furono sconfitti, Radetzky fuggì e il 21 marzo venne proclamato un Governo provvisorio. Il 26 marzo, il re Carlo Alberto entrò in città, dando inizio alla Prima guerra d'indipendenza. Nonostante la breve vittoria, la città ritornò sotto il controllo austriaco. Tuttavia, le Cinque Giornate rimasero un simbolo di unità e passione per la libertà, trasformando Milano in una città di eroi e aprendo un breve periodo di libertà e diritti.

A Venezia, la Repubblica fu proclamata da Daniele Manin e Niccolò Tommaseo dopo la notizia della rivoluzione di Vienna. Il 18 marzo, una Guardia civica fu formata con il consenso di Manin, ma mentre il municipio cercava riforme moderate, lui mirava all'insurrezione. Il 22 marzo, Manin prese l'Arsenale, costringendo il governatore alla capitolazione. Il 23 marzo, Manin proclamò la Repubblica di San Marco

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Il 23 marzo 1848, Carlo Alberto di Sardegna iniziò la Prima guerra d'indipendenza italiana contro l'Austria, motivato dalle richieste liberali e dalle ambizioni dinastiche. Firenze e Napoli supportarono i piemontesi, ma Pio IX, diviso tra il suo ruolo di sovrano temporale e quello di capo della Chiesa, rifiutò di partecipare al conflitto contro l'Austria, deludendo molti patrioti italiani.

Dopo una serie di successi però, l’esercito piemontese subì una sconfitta a Custoza nel luglio del 48. Il 9 agosto fu firmato quindi un armistizio che segno la fine dell’azione militare piemontese e il successivo ritorno dell’Austria al controllo della Lombardia e del Veneto, precedentemente annessi al regno Sabaudo.


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Il 23 marzo, le truppe piemontesi attraversarono il Ticino con la bandiera tricolore, segno dell'intervento del Regno di Sardegna. L'iniziale entusiasmo patriottico vide numerosi volontari giungere in Lombardia da tutta Italia. Altri stati italiani inviarono truppe in risposta alla pressione pubblica. Mazzini sciolse la Giovine Italia e fondò l'Associazione nazionale italiana a Parigi, posticipando la decisione tra repubblica e monarchia alla fine della guerra contro l'Austria.


Il 31 marzo, Carlo Alberto emise un proclama di sostegno alle popolazioni impegnate nella lotta per l'indipendenza e l'unificazione nazionale. Lo stesso giorno, il colonnello Giacomo Durando partì per Milano come rappresentante sardo presso il governo provvisorio di Lombardia, mentre Massimo Cordero di Montezemolo prese il suo posto alla direzione de "L’Opinione". Un appello anonimo del clero torinese invitò alla preghiera per la vittoria del Piemonte, e nella Chiesa della Missione iniziò un triduo solenne, segnando un momento di unità e speranza nella comunità di Torino durante quel periodo di conflitto e cambiamento.

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Le iniziative neoguelfe e di Carlo Alberto fallirono, aprendo la strada al predominio dei democratici. A Roma, l'assassinio di Pellegrino Rossi portò alla proclamazione della Repubblica Romana, mentre Leopoldo II lasciava Firenze in Toscana.


Carlo Alberto tentò di rilanciare la guerra contro l'Austria, ma fu sconfitto a Novara nel 1849. La restaurazione monarchica in Toscana e l'occupazione austriaca di Firenze fecero vacillare le speranze di un'Italia unita.


L'intervento francese del 1849, con Garibaldi come figura di spicco, portò alla caduta della Repubblica Romana e di Venezia. L'esperienza mostrò la necessità di un sostegno esterno per la causa italiana, aprendo la strada a una rivalutazione delle alleanze internazionali.

Gli ufficiali sardi salutano i caduti nella battaglia di Novara del 1849, lo scontro decisivo della Prima guerra d'indipendenza italiana quando l'esercito austriaco guidato dal maresciallo Josef Radetzky sconfisse l'armata sarda comandata dal generale polacco Wojciech Chrzanowski.

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Nonostante la sconfitta della Prima guerra d’indipendenza, il movimento per l’indipendenza italiana continuo a guadagnare slancio nei decenni successivi. La seconda guerra d’indipendenza italiana nel 59 e l'unificazione del paese nel 61 sono solo alcuni dei risultati successi del Risorgimento Italiano, che si concluse poi nel 71 con l’annessione di Roma e la creazione dello stesso Regno d’Italia.


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Opere sulla storia d’Italia (1796-1848)

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SITOGRAFIA

•http://www.ossariocustoza.it/?page_id=342

•https://storia.dh.unica.it/archiviodigitalerisorgimento/items/show/90

•https://www.150anni.it/webi/stampa.php?wid=1007&stampa=1

•150anni.it/webi/stampa.php?wid=20&stampa=1

•treccani.it/enciclopedia/giuseppe-mazzini_

•sololibri.net/marzo-1821-ode-alessandro-manzoni-testo-significato.html

•https://maspo.altervista.org/ortis.htm

•https://www.treccani.it/enciclopedia/carboneria/

•https://www.difesa.it/area-storica-html/pilloledistoria/le-gloriose-cinque-giornate-di-milano-dallode-manzoniana-marzo-1821-alla-traslazione-del-milite-ignoto-nel-1921/34934.html

•https://www.150anni.it/webi/index.php?s=21&wid=1147

•https://young.hubscuola.it/viewer/6511760?page=464

•https://iris.unipa.it/retrieve/e3ad8917-04e2-da0e-e053-3705fe0a2b96/SICILIA%201812%20pdf%20DEF.pdf

•https://www.lombardiabeniculturali.it/istituzioni/storia/?unita=04.05#:~:text=Nel%20marzo%20del%201805%2C%20con,Milano%20con%20la%20corona%20ferrea

•https://www.treccani.it/enciclopedia/giuseppe-bonaparte-re-di-napoli_(Dizionario-Biografico)/

•https://sias.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?TipoPag=contesto&Chiave=33&RicProgetto=as%2Dprato

https://storia.dh.unica.it/archiviodigitalerisorgimento/items/show/16

•le carte della storia 3 - spazi e tempi del mondo

A. Mondadori scuola L.caracciolo e Adriano roccucci; Milano 2022.